È in discussione in Senato un nuovo Disegno di Legge per permettere il riordino dell'Università.
In questi giorni si stanno concludendo i lavori della Settima Commissione del Senato (Istruzione Pubblica, Beni Culturali) e ne è prevista prossimamente la discussione in aula. Il Governo sta facendo il possibile per stringere i termpi: il DDL potrebbe essere approvato in via definitiva entro l'estate.
Visti i numerosi punti critici di questo Disegno, e viste le numerose e nefaste conseguenze che potrebbe comportare, l'Università è in agitazione: studenti, ricercatori, docenti, tecnici, ammnistrativi, dottorandi, assegnisti (etc.). Tutti si stanno mobilitando per mettere severamente in discussione la proposta del Ministro Gelmini.
Ecco nel dettaglio di cosa stiamo parlando:
Didattica qualificata
Questa legge mortifica la Ricerca Scientifica come elemento fondante dell'Università. Il contributo della ricerca caratterizza e arricchisce il percorso formativo universitario: non lasciarla libera (mettendone le redini in mano a finanziatori esterni) e non sostenerla significa compromettere l'esistenza dell'Università come luogo di cultura/e.
Costo zero
Propagandano una riforma "a costo zero" che in realtà non razionalizza le spese e i servizi e nemmeno pone un freno agli sprechi. Il così detto "risparmio" viene imposto per legge, vincolando ogni modifica dello status quo a non comportare ‘oneri aggiuntivi’ per la finanza pubblica (formula reiterata 18 volte nella legge): ma questo di per sé non ha alcun riverbero pratico non considerando che ogni cambiamento (che sia in positivo o in negativo) comporta sempre delle spese.
Baronati
Il governo proclama una guerra ai baronati universitari ma in realtà non propone alcuno strumento concreto di controllo a riguardo. Di fatto accentra il potere nelle mani del Rettore e agevola la cooptazione dei baroni introducendo la "chiamata diretta", cioè i presidi potranno assumere i ricercatori scegliendo arbitrariamente tra gli abilitati iscritti all’Albo nazionale, senza assumersi nessuna responsabilità.
Questo Disegno di Legge fa parte dell'azione di un Governo che propende verso una sempre minore autonomia degli Atenei Universitari e un maggiore accentramento dei poteri nelle mani del Governo stesso e di finanziatori privati.
- con la Legge 133 si proclamava di voler sostenere gli Atenei meritevoli mentre di fatto, attraverso macchinosi e poco chiari criteri di valutazione, si sono ridotti i finanziamenti in maniera indiscriminata.
- il blocco del turn over (la non riassunzione di nuovi docenti, Ordinari e Associati, per compensare i fisiologici pensionamenti) significa una penalizzazione della Didattica stessa e la prospettiva per molti Corsi di Laurea di non venire riattivati per mancanza del numero minimo di Ordinari.
- i tagli ai finanziamenti sono una delle disastrose conseguenze della politica attuata da questo Governo.